Scuola: La illegittima negazione del diritto di precedenza nella mobilità a favore del figlio che assiste il genitore disabile nella mobilità

Dite Mobilità e vedrete un brivido diffondersi lungo il corpo dei docenti.

Perché nel progetto di vita di ognuno la sede di lavoro è un aspetto importante, ma nella scuola i meccanismi e le logiche che governano la mobilità sono oscuri.

Da qui la sensazione che le proprie aspettative siano legate al caso e non ad una chiaro e razionale meccanismo di gestione.

Il Brivido si tramuta in terrore per i docenti provenienti dalle GAE, visto che per loro la “buona scuola”  ha previsto nell’anno scolastico 2016/2017, insieme al diritto all’assunzione in ruolo, l’obbligo della partecipazione alla procedura di mobilità.

Per farla finita con la precarietà hanno dovuto puntare la propria vita alla roulette della mobilità.

Deportazione. L’unica parola che mi viene in mente.

*

La mobilità è regolata circa ogni due anni da un contratto collettivo nazionale integrativo. Per l’anno scolastico  2018/2019 varrà quello vagliato per l’anno scolastico precedente.

E’ nel CCNI che si annidano le ingiustizie.

Le organizzazioni sindacali e il Ministero prediligono logiche di tipo politico troppo spesso a discapito dei principi legislativi. Che punteggio assegnare ad un titolo o  a chi dare un diritto di precedenza nella scelta della sede, è espressione della scelta delle parti sociali di categorie da privilegiare, rispetto alle altre.

E’ questo, ad esempio,  il caso della negazione del diritto di precedenza (cioè la possibilità di scegliere la sede con priorità rispetto a chi ha un punteggio superiore) al iglio che assiste il genitore disabile in base all’art. 33 legge 104/92. Infatti, l’art. 13 punto IV del CCNI per la mobilità riconosce il diritto di precedenza al genitore che assiste il figlio disabile, mentre limita questa possibilità al figlio che assiste il genitore ai soli trasferimenti interprovinciali.

Perché avviene? Ci ho pensato tanto e sono giunto ad una sola conclusione: lo fanno per assecondare la vulgata per cui il figlio che usufruisce delle garanzie di cui alla legge 104/92, in particolar modo di tre giorni di permessi retribuiti, sarebbe un fannullone. E’ l’onda lunga del dibattito da bar sui docenti che lavorano poco. Nel tempo delle passioni tristi, accade anche questo.

E questo avviene nel disprezzo della legge.

L’art. 33 comma 5 legge 104/92 prevede che “Il lavoratore di cui al comma 3 (è un elenco che comrpende il figlio che assiste il genitore) ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro piu’ vicina al domicilio della persona da assistere e non puo’ essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.”

L’ art. 601 del dlgs 297/94 (testo unico sulla scuola), in coerenza con tale disciplina,  prevede che 1. Gli articoli 21 e 33 della legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate si applicano al personale di cui al presente testo unico.
2. Le predette norme comportano la precedenza all’atto della nomina in ruolo, dell’assunzione come non di ruolo e in sede di mobilità.”.

Come si vede, il superiore quadro normativo riconosce un diritto di precedenza nella mobilità indistintamente a tutti i soggetti indicati nell’art. 33 comma 3, compreso il figlio che assite il genitore disabile.

La legge è chiara. E i Tribunali hanno già affermato il diritto di precedenza del figlio che assiste il genitore anche nei trasferimenti infraprovinciali. Ad esempio, il Tribunale di Messina con la Sentenza 24 del 2017  ha precisato che il CCNI “nel limitare il diritto di scelta prioritaria del dipendente, che assista con continuità il genitore in stato di handicap grave, alla sola mobilità annuale, escludendolo invece nella mobilità definitiva deve ritenersi nulla”.

Nonostante questo la discriminazione dei Figli che assistono i genitori è stata reiterata nel CCNI di quest’anno. Perché?

Perché se hai creato il terrore della mobilità, delle norme oscure e un senso di impotenza nei docenti, scommetti che alcuni non si accordano della ingiustizia,  altri cedano alla rassegnazione e nessuno si ribelli, in modo da piegare la legge ai tuoi interessi.

Ma occorre ribellarsi.

 

Avv. Bartolo Mancuso

0 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

©Media4tech

Log in with your credentials

Forgot your details?