PRIMA RIFLESSIONE SULLA MOBILITA’ NELLA SCUOLA PREVISTA PER L’ANNO 2017/2018

Sono ormai mesi che seguiamo la vicenda relativa alla mobilità dei docenti. Uno degli ambiti più dolorosi per i docenti e che maggiore confusione hanno creato della Legge 107/15. E siamo lieti che al momento tutti i docenti che abbiamo incontrato hanno potuto evitare di essere deportati.

Facciamo una premessa. Siamo avvocati e cittadini. Crediamo quindi di avere gli strumenti per cogliere le norme che regolano il mondo scolastico.

Ma anche noi, lo confessiamo, a volte fatichiamo a dimenarci. E questo è un limite del legislatore. Il diritto è un ambito della vita. Non c’è settore sociale umano che non si doti di un corredo di norme. Anche senza Stato esiste il diritto. E’ il Diritto che deve essere alla portata delle persone. Se no sbaglia lo Stato non le persone.

E una ingiustizia è vera quando si percepisce “a naso”.

“A naso” ci sia consentito dire che  la grande colpa dei governanti di questi anni e di volere dividere il mondo della scuola. Lo capiscono tutti.

Ciò detto, mi rimane ancora oscuro il motivo per cui il Governo abbia deciso di accompagnare l’atteso piano straordinario di assunzioni previsto per l’anno scolastico 2015/5016 con un piano straordinario di mobilità, regolato dal comma 108 della legge 107/2015.

Infatti, proprio aver trasformato uno strumento ordinario (la mobilità) in un momento straordinario, è il primo motivo di confusione.

E, come al solito, una decisione non correttamente ponderata e foriera di ingiustizie.

Per denunciare le discriminazioni inserite nel meccanismo della mobilità tra le varie categorie di insegnanti che ci siamo trovati ad impugnare  al TAR l’ordinanza 241 e il CCNI dell’8 aprile 2016.

Battaglia che continua innanzi al Tribunale ordinario.

Ma che la mobilità abbia prodotto ingiustizie è riconosciuto anche dal Governo che di recente ha acconsentito di rivedere l’istituto in sede di redazione del nuovo CCNI, come riconosciuto dall’ ”accordo politico contratto di mobilità personale docente” sottoscritto dalle parti sociali con riferimento al prossimo anno.

Vorrei fare delle prime valutazioni, magari semplici, per orientare il lavoro futuro.

In primo luogo è utile precisare che vale il principio generale, ribadito anche dalla Legge 107/15, che sono inefficaci le clausola di qualsivoglia contratto in contrasto con la legge.

E questo vuol dire che chiunque, avendo ottenuto una sede a seguito della mobilità disciplinata dalla “buona scuola” veda peggiorata la propria condizione a causa della disciplina del CCNI potrà chiederne la declaratoria di inefficacia.

Ciò vale in particolare per la deroga all’obbligo di permanenza triennale nella scuola assegnata.

Ricordiamo infatti che il comma 80 dell’art. 1 della legge 107/15 prevede che l’incarico del docente ha durata triennale.

Pertanto, ciò comporta che nessuno in forza del nuovo CCNI potrà perdere la propria assegnazione triennale.

La seconda questione riguarda la docenza svolta presso le scuole paritarie, ancora una volta non considerata ai fini della mobilità.

Ebbene, credo che i docenti che abbiano svolto tale docenza possano chiede il riconoscimento in via giudiziale di tale attività e ciò già al momento dell’assegnazione del punteggio, magari in via di urgenza, sperando nel prossimo anno.

Ma il rapporto tra mobilità e attività svolta presso le paritarie riguarda anche i docenti titolari in soprannumero che alla fine del triennio potrebbero subire un nuovo trasferimento.

Credo che questi, oltre a puntare sulla nuova mobilità, possano, se ritengono soddisfacente la propria sede impugnare anche la graduatoria interna, per chiedere l’accertamento dell’attività di docenza in paritaria.

Infine, ci auguriamo che il movimento per ridare dignità alla scuola sia sotto il profilo dei diritti dei lavoratori che sotto il profilo del diritto allo studio e della curetta cura dell’educazione non si fermi. Noi facciamo la nostra parte

 

Avv.ti Aurora Donato e Bartolo Mancuso

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