Prime considerazioni sul Decreto legge 29 ottobre 2019, n. 126 in materia di concorso straordinario scuola 2019

Il Decreto legge 29 ottobre 2019, n. 126,  autorizza il MIUR, entro il 2019,  a bandire “Una procedura straordinaria per titoli ed esami per docenti della  scuola secondaria di primo e di secondo grado”.

Occorre precisare che il concorso non è ancora bandito. Quindi, non è possibile né presentare una domanda di partecipazione, né tanto meno presentare qualsivoglia ricorso presso il TAR.

Occorre attendere l’adozione del Bando di concorso.  

Il concorso mira all’ assunzione di 24 mila docenti.

Si tratta di una procedura riservata solo ai docenti già in servizio con contratti a tempo determinato presso la scuola statale.

In particolare, ai sensi dell’art.1 comma  5 DL 126/2019, la partecipazione è riservata ai docenti che tra l’anno scolastico 2011/2012 e l’anno scolastico 2018/2019, abbiano  svolto, su posto comune o di sostegno, almeno tre annualita’ di servizio, anche  non  consecutive. Si precisa che   si considera annualità lo svolgimento di 180 giorni di servizio oppure  lo svolgimento di una supplenza dal 1 febbraio fino alla fine delle attività didattiche.

Comprendo lo scontento di tutte le categorie che vorrebbero legittimamente partecipare ad una selezione per la docenza.  E comprendo la rivendicazione politica di un ampio accesso ai concorsi, che poi svolgerebbero la necessaria selezione.

Ma ragionando giuridicamente, ovverosia sulla possibilità di adire le Corti, con riferimento  ad categorie diverse da coloro che hanno svolto almeno tre anni di precariato (laureati, dottorati, soggetti che abbiano maturati meno di tre anni di servizio ecc..), ritengo non ci sia una spazio giudiziario, ritengo sia legittima la possibilità del legislatore, nel caso di concorsi riservati, di operare una selezione ragionevole.

Invece, ritengo giustiziabile la

Discriminazione dei Docenti delle Scuole paritarie

Ai fini della partecipazione al concorso si prende in considerazione solo il servizio prestato presso le scuola Statali.

I docenti che abbiano svolto per tre anni successivi supplenze presso le scuole paritarie, potranno partecipare, ma solo ai fini del conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento (art.1 comma 7). Si tratta di una discriminazione tra docenti che, a ben guardare, si trovano nella medesima condizione.

D’altra parte, l’ordinamento da tempo ha provveduto all’equiparazione tra il servizio svolto nelle scuola statali e quello svolto presso le scuole paritarie.

Basi pensare che l’art. 2, co. 2, d.l. 3 luglio 2001, n. 255 (convertito in l. 20 agosto 2001, n. 333) ha previsto che i servizi di insegnamento prestati dal 1° settembre 2000 nelle scuole paritarie sono valutati nella stessa misura prevista per il servizio prestato nelle scuole statali”.

Numerose volte i Tribunali hanno provveduto ha eliminare tale discriminazione.

Pertanto, a parere mio sarebbe fondato il ricorso al Tribunale amministrativo regionale dei docenti precari delle scuole paritarie al fine di fare valere la completa equiparazione con i docenti delle scuole statali. Ovviamente occorre preliminarmente analizzare il bando di concorso.

*

La graduatoria dei vincitori e l’abilitazione all’insegnamento

L’art. 1 comma 8 prevede la seguente scansione temporale

  • Svolgimento di un prova scritta per i precari della scuola Statale;
  • La formazione di una graduatoria di vincitori;
  • L’immissione a ruolo dei vincitori.

E’ prevista poi una prova scritta specifica per i precari delle scuole paritarie, finalizzata solo al conseguimento dell’abilitazione (della discriminazione di questi docenti si è detto sopra).

Un approfondimento merita la questione dell’abilitazione all’insegnamento.

Non nascondo che le norme appaiono confuse e mi sfugge il significato.

L’abilitazione all’insegnamento può essere definito come il titolo, ulteriore al titolo di studio, necessario per svolgere la professione. In effetti, nel passato l’abilitazione era, o condizione necessaria e sufficiente per l’insegnamento (è stato il caso degli iscritti nelle graduatorie permanenti ora denominate graduatorie ad esaurimento) oppure requisito di partecipazione ai concorsi (è stato ad esempio il caso del concorso del 2016 e del concorso riservato del 2018).

IL Decreto invece prevede che l’abilitazione sia un risultato della procedura concorsuale. Ma se per l’immissione in ruolo è sufficiente il superamento della prova scritta e l’inserimento nella graduatoria dei vincitori, non si coglie l’utilità di questa abilitazione.  Una utilità vi sarebbe per i docenti delle scuole paritarie, ma questo non fa che aumentare la discriminazione di cui ho detto.

 

Avv. Bartolo Mancuso

 

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