L’ingiustizia subita dai docenti immessi in ruolo nell’anno 2019/2020 nella vicenda “quota 100”

Con il Decreto Ministeriale n. 12 del 18 maggio 2020 il MIUR ha dichiarato di assegnare nuovi 4.500 posti.

Si tratta di assunzioni che sarebbero dovute avvenire nel settembre 2019, ma ciò non è stato possibile a causa dei ritardi nel completamento dei pensionamenti “quota 100”.

Tale ritardo era noto, tanto che se ne era occupato il  DECRETO-LEGGE 29 ottobre 2019, n. 126 art. 1 comma 18 quater che consentiva, in considerazione dei ritardi, la nomina successiva al settembre 2019 dei soggetti in graduatoria e che “La predetta nomina ha decorrenza giuridica dal 1° settembre 2019”.

A ben guardare, la riparazione del ritardo avviene ai danni dei docenti nominati in ruolo regolarmente nel settembre 2019. Tali soggetti hanno potuto – in base al loro punteggio – scegliere tra le sedi disponibili.

Invece, adesso vengono a liberarsi nuove sedi che i docenti già nominati non hanno potuto scegliere e che vengono scelte dai docenti nominati in forza del DM 12/20.

In altri termini, docenti con un minor punteggio, possono scegliere sedi che in condizioni di normalità potevano essere scelte con priorità da docenti con un punteggio superiore.

E’ evidente che vi è una omissione, o quantomeno una svista da parte della classe politica.

Io ritengo che il Decreto n. 12 del 18 maggio 2020 sia illegittimo, in quanto viola il DECRETO-LEGGE 29 ottobre 2019, n. 126 art. 1 comma 18 quater correttamente interpretato. Una interpretazione costituzionalmente orientata, volta ad impedire discriminazione, impone di ritenere che il legislatore, nell’autorizzare l’immissione successiva, ma con decorrenza giuridica retrodatata, non intendesse consentire di “scavalcare” nella scelta della sede i docenti già immessi in ruolo. D’altra parte se lo avesse ritenuto lo avrebbe dichiarato espressamente.

Come detto il Giudice amministrativo (a cui spetta la competenza trattandosi di atto macro-organizzativo) dovrebbe tentare ogni interpretazione costituzionalmente orientata possibile. E in questo caso è possibile.

L’unica alternativa è la remissione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità Costituzionale di una norma che realizza una inspiegabile – ed evitabile – discriminazione.

Avv. Bartolo Mancuso

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