Francesco Totti e il prelievo forzoso dell’Inpgi

La dirigenza dell’Inpgi ha deciso, e i Ministri del Lavoro e dell’Economia condiviso, un “contributo di solidarietà” e cioè un prelievo forzoso dalle pensioni per circa sei milioni annui. Per la Presidenza dell’Inpgi (si veda il comunicato dello scorso 21 febbraio) si tratterebbe di “una efficace attuazione del principio di equità intergenerazionale posto alla base dei sistemi previdenziali”. Viene subito in mente la recente apparizione di Francesco Totti al Festival di San Remo. Il buon Carlo Conti gli chiede “se servisse per far vincere lo scudetto alla Roma, canteresti l’inno della Lazio o della Fiorentina” e lui risponde “li canterei tutti”. Al chè il conduttore dice “e allora cantali” e Totti si rifiuta dicendo “ma chi mi assicura che così la Roma vince lo scudetto?”. Togliere sei milioni ai pensionati (a fronte dell’esigenza del solo anno in corso di rendere liquidi 150 milioni per affrontare le esigenze di spesa) ha le stesse probabilità di condurre al risanamento dei conti dell’Inpgi che avrebbe cantare l’inno della Fiorentina per far vincere lo scudetto alla Roma. E allora – se il pensionato capisce che il prelievo forzoso dalla sua pensione non è “una efficace attuazione del principio di equità intergenerazionale” ma una boutade ideologica fuori tempo massimo sull’onda lunga della rottamazione e della pseudo narrazione contro i privilegi della prima Repubblica (che Dio l’abbia in gloria) – finisce che, come a Totti, gli scappa di pensare “se serve per vincere lo scudetto (e cioè risanare definitivamente l’Istituto) canterei tutti gli inni (e cioè darei anche di più) ma se è per farmi sfottere su un palco non canto (non caccio) nulla”.

Ma la differenza è che, contrariamente alla richiesta avanzata a Totti, il pensionato non può rifiutarla, essendo stato deciso un prelievo diretto alla fonte. Ma può rivolgersi alla magistratura per porre la seguente domanda: può l’Inpgi autonomamente decidere di prolungare di ulteriori 3 anni per i soli giornalisti i “prelievi” già decisi per tutti con la legge 147/2013 (e che già la Consulta, con la sentenza n. 173 del 2016, ha previsto essere improrogabili , essendo requisito di costituzionalità del prelievo il loro essere misura “contingente, straordinaria e temporalmente circoscritta, cioé una tantum”)?

Per prevedere quale potrà essere la risposta pare possibile e sufficiente limitarsi qui a rilevare come tutt’ora la norma cardine che sostiene i poteri sub e infra legislativi degli enti previdenziali privatizzati è il comma 12 dell’Art. 3 della L. 08/08/1995, n. 335 (modificata dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296) che attribuisce all’Inpgi la facoltà di assumere i “provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’equilibrio finanziario di lungo termine, avendo presente il principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alle introduzioni delle modifiche derivanti di provvedimenti suddetti e comunque tenuto conto dei criteri di gradualità e di equità tra generazioni”.

E tale norma è stata interpretata ancora da ultimo dalla Cassazione con la chiara sentenza n. 53 del 2015 che ha affermato come “il necessario rispetto del principio del pro rata temporis contenuto nella ricordata L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, indica chiaramente che i provvedimenti adottandi dalle Casse di previdenza “allo scopo di assicurare l’equilibrio di bilancio” devono garantire l’intangibilità degli effetti derivanti, per gli assicurati le cui prestazione pensionistiche non siano state ancora acquisite, delle quote di contribuzione già versate e, quindi, della misura delle prestazioni potenzialmente maturate in itinere; dal che discende che, a fortiori, non possono essere incise le prestazioni pensionistiche ormai in atto, siccome compiutamente maturate ed erogate al momento degli interventi correttivi”. Ed ha ribadito come “una volta maturato il diritto alla pensione d’anzianità, l’ente previdenziale debitore non può con atto unilaterale, regolamentare o negoziale, ridurne l’importo, tanto meno adducendo generiche ragioni finanziarie, poichè ciò lederebbe l’affidamento del pensionato, tutelato dal capoverso dell’art. 3 Cost., nella consistenza economica del proprio diritto soggettivo” citando a supporto tutte le decisioni precedenti che hanno sempre ribadito il medesimo principio (cfr Cass., n. 11792/2005; Cass. n. 25029 del 2009; Cass. n. 25212 del 2009; Cass. n. 20235 del 2010; Cass. N. 8847 del 2011; Cass. n. 13067 del 2012; Cass. n. 1314 del 2014).

Come è noto certezze assolute su uno scontro giudiziario nessuno può darle (la dea bendata non è più la fortuna ma la giustizia), ma di sicuro c’è che se solo tre pensionati su dieci decidessero di impugnarlo giudiziariamente, il prelievo forzoso rischierà di produrre spese di giustizia attive e passive, oltre agli eventuali oneri restitutori, maggiori alle entrate preventivate. Insomma il più “efficace” contributo che i pensionati possono dare all’Inpgi è un consiglio: fermatevi.

0 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

©Media4tech

Log in with your credentials

Forgot your details?